Di tutto, un po': in Renault hanno preso le coupé, le roadster, le targa, l'hard top retrattile, hanno mischiato il tutto ed ecco la Wind. Auto molto particolare, specialmente nella versione "sport" Gordini 1.6 da 133 CV che abbiamo provato in tutte le condizioni: città, misto, autostrada. Il responso?
Auto appariscente, per personalità eccentriche, ma anche molto divertente da guidare per i piedi più sportivi, a patto di non chiederle accelerazioni brucianti. Ma non è tutto: pur dovendo rinunciare a due posti per i passeggeri, la Wind si usa bene anche in città e la capacità di carico non le manca. Il tutto per un prezzo di partenza pari a 20.000 euro tondi.
"Come va? Che motore ha? Quanto fa? Ma quanto costa?" Sono le più classiche domande dell'"uomo della strada", incuriosito da tanta originalità, enfatizzata peraltro dalle doppie bande e dagli inserti bianchi sulla carrozzeria "blu Malta", che anche nel peggiore traffico cittadino sfavillano come un razzo di segnalazione nella notte di Capo Nord.
Se il muso ha comunque una certa familiarità con la Twingo, è nel disegnare le fiancate e il posteriore che gli stilisti Renault si sono scatenati: "pinne" pronunciate e cofano piatto, ala che unisce i gruppi ottici posteriori, la Wind è auto da utilizzare prevalentemente a tetto aperto, quando si trasforma (in 12 secondi) in una "targa".
Raccomandazione necessaria: la Wind non è vettura per taglie forti. Per gli "altri", lo spazio a disposizione delle gambe è sufficiente in lunghezza, ma l'altezza e la distanza fra la sommità del parabrezza e il roll bar posteriore costringe i più corpulenti a fare attenzione a non rischiare le... arcate sopracciliari sul parabrezza nell'atto di montare a bordo. Molto della componentistica è in comune con la Twingo, ma il design dell'abitacolo ne eleva il tono.
Peccato solo che la qualità deluda: le plastiche sono opache e cheap e solo qualche elemento laccato qua e là migliora l'impatto visivo; inoltre non c'è ombra di alluminio, eccezion fatta per il materiale che riveste pedaliera e pomello della leva del cambio.
Risollevano un po' l'ambiente la pelle colorata (esclusiva dell'allestimento Gordini), che avvolgono anche la cuffia del cambio, il volante e i poggiabraccia sulle portiere. Il pezzo forte sono però i sedili rivestiti interamente in pelle con poggiatesta integrato, contenitivi ma molto imbottiti, mentre una chicca assolve alla carenza di portaoggetti: è la "mensolina" dietro i sedili, dove sistemare quel che si può.
Da lode invece la capacità di carico di ben 270 litri, tanti considerando la categoria: la Clio arriva a 288. E c'è anche la ruota di scorta vera, non un ruotino o un kit di riparazione.
Suggerimento: prima di partire - condizioni climatiche permettendo - aprite il tetto. Sbloccata la maniglia di sicurezza e premuto l'interruttore sullo svuotatasche centrale, l'hard top sparisce in pochi secondi e il suono del motore, appositamente "accordato" con uno scarico speciale, evoca cilindrate e potenze ben più alte. A dispetto del sound aggressivo, il 4 cilindri aspirato risulta però lento a salire di giri soprattutto ai bassi regimi. Il picco di coppia di 160 Nm arriva infatti oltre i 4.200 giri e lo 0-100 km/h in 9,2 secondi conferma una certa pigrizia in basso.
Renault ha risolto parzialmente con 5 rapporti del cambio ben ravvicinati, che aiutano a tenere il motore allegro, ma la spinta è comunque al di sotto delle aspettative. La piccola spider-targa di Renault rimane ottima da guidare in città, dove il carico moderato sui comandi e l'immediata percezione degli ingombri (ridotti in assoluto) la rendono una perfetta alternativa allo scooter nella bella stagione, traffico permettendo, anche perché le sospensioni non sono certo cedevoli, ma i sedili contribuiscono ad attutire le asperità. Bisogna infine fare i conti con i consumi, che nell'uso urbano difficilmente scendono sotto i 10 l/100 km.
Guidata su percorsi tortuosi, la Wind si fa perdonare la "pigrizia" del motore: l'assetto è piatto e privo di rollio, lo sterzo preciso, il cambio mai indeciso negli innesti e i freni progressivi pur se non potentissimi: un insieme che la rende molto intuitiva e appagante.
La Wind Gordini è praticamente priva di sottosterzo e sempre ben aderente al suolo. Il "trucco" c'è e si chiama Clio RS di seconda generazione, sulla cui base i progettisti di Renault Sport hanno realizzato la Wind. La sportivetta Renault si trova un po' meno a suo agio nelle galoppate autostradali, dove una quinta marcia troppo corta costringe il motore a girare alto (a 130 km/h il contagiri dice 4.200 giri), riducendo comfort e consumi: ci si può aiutare con il cruise control di serie, ma difficilmente si scende sotto i 9 l/100 km.
L'allungo ci sarebbe anche, perché la velocità massima è di 201 km/h e il comportamento è molto stabile anche alle alte velocità, ma in autostrada è meglio tenersi sulla corsia più a destra e dare strada a chi ha fretta. Del resto si viaggia molto bene anche a tetto aperto con turbolenze ridotte al minimo. Tutto sommato, che fretta c'è?
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